L'ultima (per ora) loro fatica è arrivata nel 2024, con la pubblicazione di "Loss of Life". Si tratta di quello che in inglese viene definito un "left turn": un cambio di direzione, seppur timido e non onnipresente, all'interno delle sonorità della band.
La psichedelia elettronica viene meno, mentre avanzano le strumentazioni più classiche, con una chitarra che diventa protagonista insieme a strumenti a fiato.
Emozionante e introspettivo, meno pop che mai, "Loss of Life" accoglie l'ascoltatore in un abbraccio che sa essere gelido quanto confortante.
Synth dolci accompagnano la gravità emotiva della maggior parte delle tracce, che permeano di una necessità di riflessione, calma e introspezione. Si indagano i temi del cambiamento (Nothing Changes), dell'amore (Dancing in Babylon) e dello stato del mondo (People In The Streets).
La delicata e graziosa "Phradie's Song" è una canzone timidamente Dream Pop, dedicata alla figlia di Andrew, in cui il padre dichiara di riuscire finalmente ad uscire da uno stato di apatia grazie alla sua nascita.
Si può sicuramente affermare che "Loss of Life" sia il loro lavoro più maturo, vario e probabilmente il migliore, frutto di anni di evoluzione artistica e capacità di non sottostare alla dittatura del mercato musicale, prendendosi il tempo necessario per partorire opere sempre più diverse e originali.
Circoscrivere i progetti degli MGMT in un unico genere musicale è un compito arduo e probabilmente questo è quello che il duo desiderava sin dagli inizi: vittime di un successo ottenuto in modo agrodolce, più volte lungo la loro carriera hanno dimostrato di essere molto più che degli "one hit wonder" (anche se in questo caso le hit erano tre).
Dopo tanti anni di carriera, cinque dischi in studio e un successo troppo precoce, nessuno sa ancora dire quale sarà il prossimo passo della band, che sembra non trovarsi mai. E forse è meglio così.