LA PARABOLA DEI MGMT

1. Vittime del Loro Successo

La carriera degli MGMT la immagino un po' come "Ritorno al Futuro": un tentativo di andare indietro nel tempo e cercare ispirazione in un passato al tempo avanguardistico, per poi iniziare un processo di innovazione e creazione che rimarrà rivoluzionario ancora a lungo.

Andrew VanWyngarden e Benjamin Goldwasser si incontrano per la prima volta in un college a New York: qui legano tra loro grazie alla loro passioni che li portano a lavorare insieme alla musica: le loro ispirazioni comuni provengono dagli anni '60 e '70, da cui attingono l'amore per i suoni psichedelici, vibranti e confusi.

MGMT Band Photo

Iniziano a farsi chiamare The Management (poi tramutato in un più criptico MGMT): un nome che costituisce un affronto all'industria, come a dire che loro soltanto possono farsi da manager, nessun altro, nessuna imposizione. Non sarà così.

Incidono i primi pezzi con intenti goliardici, si prendono gioco delle canzoni pop senz'anima che andavano di moda ai tempi e, involontariamente, creano una doppietta di singoli che li perseguiterà per tutta la loro carriera: Kids e Time to Pretend.

Nel 2007 pubblicano il loro album d'esordio: "Oracular Spectacular". È un'esplosione pop, alle volte energica, a tratti psichedelica. Sebbene non manchino pezzi degni di nota (come nel caso di "Weekend Wars"), sono tutti oscurati dalla potenza di "Kids", "Time to Pretend" e l'inedito "Electric Feel", perfetto per piste da ballo.

La band analizza anche il suo rapporto con la major, già in conflitto dagli inizi: gli MGMT non volevano inserire "Kids" nell'album, ma la Columbia li costrinse.

Kids Single Cover

I just shook the handshake
I just sealed the deal
I'll try not to let them
Take everything they can steal
People always told me
Don't forget your roots
I know I can feel them underneath my leather boots

E così gli MGMT vennero considerati una band elettro-indie-pop, termine detestato dai due e che, da quel momento in poi, spenderanno parte della loro carriera a volerselo scrollare di dosso.

2. La Rivincita

Il successo prese le forme di una condanna e la fama si rivelò alquanto amara, il duo non era ancora riuscito a mostrare al mondo la sua vera essenza. Iniziò così quello che è considerato da molti un progetto dal sapore di autosabotaggio: niente più pop, niente più compromessi con le major e niente più pezzi facili.

In "Congratulations" sembra di entrare all'interno di un tunnel di vibrazioni che apre una porta ad un futuro musicale ancora indefinito: le distorsioni sono presenti e incessanti in ogni traccia, creano una sensazione di scomodità sonora che ben contrasta con il più leggero album d'esordio.

Le influenze sono molteplici (passando dalle tastiere synth anni '80 al rock sperimentale dei Flaming Lips dei primi anni 2000), ma rientrano quasi tutte all'interno di quel movimento psichedelico di fine anni '60, capitanato da band come gli Electric Prunes, i 13th Floor Elevators e Country Joe and The Fish.

Si ha un'assenza volontaria di pezzi da radio, e una presenza sempre più insistente di tracce costruite su diversi livelli, come nel caso di Siberian Breaks, una canzone da 12 minuti che contiene in sé 8 piccole parti.

MGMT Cartoon Art

Spread my arms and soak up congratulations

Il risultato è un album coeso, non tanto nella sfera musicale, quanto più in quella delle intenzioni: i MGMT si reinventano e donano a loro stessi una nuova vita artistica, finalmente emancipata dai quei tre pezzi e da quelle etichette che li perseguitano dagli inizi.

3. The Little Dark Age

Dopo il loro, deludente, terzo album, Andrew e Benjamin decisero di prendersi una pausa di un anno circa dal mondo della musica e si trasferirono agli angoli opposti degli USA.

L'incisione di Little Dark Age avvenne durante le elezioni del 2016, che premiarono Donald Trump come presidente degli USA. Il duo non la prese molto bene e questo si proiettò nel tono dei pezzi, caratterizzati da synth più cupi e riflessivi.

Little Dark Age Album Cover

Questo è il caso della canzone title track "Little Dark Age", un capolavoro che coniuga l'oscurità della strumentale e delle tematiche con l'incredibile abilità di essere estremamente radiofonico. O almeno, TikTok-fonico.

Ognuno interpreta il pezzo e il suo significato un po' come vuole, ma il tema che sembra prevalere è quello suggerito dal titolo: la sensazione di trovarsi in un periodo storico oscuro, malvagio e cupo, dove anche lo sfogo tramite l'arte non dà i risultati sperati.

I grieve in stereo, the stereo sounds strange

"Forgiving who you are, for what you stand to gain"

Questa traccia, come altre dell'album, incarna una sorta di delicato brutalismo musicale, gotico e tetro, morbido e grezzo; ricordano infatti i Molchat Doma, un misto di post-punk, new wave e synth pop.

I temi toccati sono diversi: "She Works Out Too Much" è un sorriso amaro, "Me and Michael" è un'ode all'amicizia, mentre "Time Spent Looking At My Phone" è una critica alla dipendenza dalla tecnologia.

4. Loss of Life

L'ultima (per ora) loro fatica è arrivata nel 2024, con la pubblicazione di "Loss of Life". Si tratta di quello che in inglese viene definito un "left turn": un cambio di direzione, seppur timido e non onnipresente, all'interno delle sonorità della band.

La psichedelia elettronica viene meno, mentre avanzano le strumentazioni più classiche, con una chitarra che diventa protagonista insieme a strumenti a fiato.

Loss of Life Album Cover

Emozionante e introspettivo, meno pop che mai, "Loss of Life" accoglie l'ascoltatore in un abbraccio che sa essere gelido quanto confortante.

Synth dolci accompagnano la gravità emotiva della maggior parte delle tracce, che permeano di una necessità di riflessione, calma e introspezione. Si indagano i temi del cambiamento (Nothing Changes), dell'amore (Dancing in Babylon) e dello stato del mondo (People In The Streets).

La delicata e graziosa "Phradie's Song" è una canzone timidamente Dream Pop, dedicata alla figlia di Andrew, in cui il padre dichiara di riuscire finalmente ad uscire da uno stato di apatia grazie alla sua nascita.

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Si può sicuramente affermare che "Loss of Life" sia il loro lavoro più maturo, vario e probabilmente il migliore, frutto di anni di evoluzione artistica e capacità di non sottostare alla dittatura del mercato musicale, prendendosi il tempo necessario per partorire opere sempre più diverse e originali.

Circoscrivere i progetti degli MGMT in un unico genere musicale è un compito arduo e probabilmente questo è quello che il duo desiderava sin dagli inizi: vittime di un successo ottenuto in modo agrodolce, più volte lungo la loro carriera hanno dimostrato di essere molto più che degli "one hit wonder" (anche se in questo caso le hit erano tre).

Dopo tanti anni di carriera, cinque dischi in studio e un successo troppo precoce, nessuno sa ancora dire quale sarà il prossimo passo della band, che sembra non trovarsi mai. E forse è meglio così.

EC