John Williams
Meraviglia e pericolo

Mentre studio ascolto quasi sempre le colonne sonore, in particolare mi sono appassionata alla playlist "soundtrack for studying" di Spotify. Penso di conoscere a memoria ogni brano e quello che viene dopo; spero sempre che qualche pezzo sia diverso, qualche altro sia stato aggiunto e altri ancora eliminati, invece no, è sempre la stessa con la stessa musica (forse è un bene perché è l'unica con cui riesco a concentrarmi durante queste giornate estive insopportabilmente calde). Un giorno, in biblioteca, la mia attenzione è stata catturata da un tema melodioso, un po' nostalgico ma coinvolgente suonato da un piano con una leggerissima batteria in sottofondo. Mi piaceva molto, tanto che ogni volta che finiva lo facevo ricominciare portando indietro il tasto sotto la mia cuffia sinistra.
John Williams al piano
Dopo numerosi ascolti ho deciso di controllare che cosa fosse e ho letto "The Fabelmans", ma io avevo visto questo film! È il penultimo film di Steven Spielberg girato nel 2022, una storia autobiografica che romanza la vita del regista e della sua famiglia accompagnata dalla stessa colonna sonora di cui faceva parte il tema melodioso che mi ha stregato in biblioteca. In quel periodo, tra l'altro, stavo leggendo Stoner di un certo John Williams, non sono la stessa persona ma mi è parsa una coincidenza degna di essere raccontata in questo articolo.
Comunque, dopo essere stata rapita dalla delicatezza e dall'atmosfera magica che questa musica creava ho cercato "this is John Williams" sulla nota app di streaming e ho scoperto che questo, almeno all'apparenza, gentile signore con la barba bianca aveva composto i temi per Star Wars, Harry Potter, Lo squalo, E.T., Jurassic Park e molti altri film che, come tutti, avevo già visto. In qualche modo avevo già incontrato John Williams e avevo già ascoltato le sue celebri note trionfali senza sapere che fossero le sue.
Nel 1928 in un teatro a Boston un batterista di nome Johnny Williams e una ballerina si incontrano, si innamorano e l'8 febbraio 1932 danno alla luce Johnny Williams (Jr) a Flushing, un quartiere del Queens della città di New York (noto per il parco in cui si giocano gli US Open, lo dico per i lettori appassionati di tennis). Fin da piccolo questo bambino viene altamente incoraggiato a studiare il piano, tanto che ricorda di aver dovuto barattare le ore passate a giocare a baseball con l'esercizio musicale. A 15 anni si trasferisce in California perché il padre inizia a lavorare come musicista a Hollywood e lì vede le riprese di "Fronte del porto", film di Elia Kazan con le musiche di Leonard Bernstein e rimane rapito dall'arte di unire il suono alle immagini. Solo qualche anno dopo entra alla 20th Century Fox come pianista per Bernard Hermann, Franz Waxman e Henry Mancini fino al 1966 quando inizia a comporre la colonna sonora per "How to steal a million" (conosciuto a noi abitanti della penisola con il titolo di "Come rubare un milione di dollari e vivere felici") dove gli viene immediatamente riconosciuto il suo dono: comporre una musica che stupisce e che trasporta direttamente nel cuore delle immagini e, tutto questo, mentre tu sei sdraiato sul divano oppure seduto sulla poltrona di un cinema mentre cerchi la posizione adatta per stare un po' più comodo.
Spielberg e Williams
Steven Spielberg, non appena sentì le composizioni di Williams in "The reivers", film d'azione del 1969, esordì dicendo che Johnny era troppo un bravo ragazzo per poter scrivere musiche così belle e rimase talmente colpito dai suoi temi di grande immediatezza e suggestione che diede il via, con "Sugarland express", a quello che sarebbe stato il sodalizio musicale più lungo e proficuo della storia del cinema: 50 anni e 28 film. Più volte il regista ha affermato di riuscire davvero a cogliere i significati dei suoi film e le emozioni che questi suscitavano solo dopo aver rivisto le scene con gli occhi e le note del compositore.
In E.T. Spielberg ha addirittura cambiato il finale del film, l'ha tagliato e rimontato per farlo aderire perfettamente al rubato e al lungo incatenarsi di note suonato dal piano di Ralph Grierson. Williams per il piccolo alieno caduto sulla terra ricercava temi di grande lirismo che rimandassero all'idea di una ascesa accompagnata da tutta l'orchestra con eccellente grandiosità. John Williams ha sempre scritto per orchestra sinfonica, rifiutando l'uso della musica elettronica. Per lui, infatti, il suono orchestrale è il mezzo più diretto per comunicare emozione, tensione e meraviglia. Ed è proprio questa coerenza che lo rende riconoscibile: c'è sempre qualcosa di profondamente "umano" nelle sue note.
E.T. e John Williams
Nel 1971 George Lucas gli chiese di scrivere la colonna sonora per Star Wars, per comporla, Williams prese ispirazione dalla musica "fantascientifica" che fino a quel momento aveva ascoltato "I pianeti" di Holst, "La sinfonia del nuovo mondo" di Dvorak o ancora "La sagra della primavera" di Stravinskij. John Williams decise di costruire le sue melodie come fossero parte di un grande puzzle in cui ogni personaggio fosse accompagnato dal proprio tema; è proprio questa una delle caratteristiche principali della sua arte, non compone solo motivi musicali ma veri e propri habitat sonori che possano accogliere ed amplificare le singolari identità di ogni personaggio.
John Williams e Star Wars
Tutta la colonna sonora è un tributo alla forza dell'orchestra sinfonica, in questo caso la London Symphony Orchestra che suonò i 90 temi composti da Williams con una monumentalità e forza degna delle guerre stellari. Questa musica ha il dono di far meravigliare lo spettatore da subito, da quando appare sullo schermo "a long time ago in a galaxy far far away" e infatti questa fu una delle prime colonne sonore ad essere incise come album e ad essere vendute in milioni di copie. Il successo fu tale che oltre ad aver garantito a John Williams il quarto Oscar, gli permise anche di dirigere i Wiener e Berliner Philharmoniker ma anche l'orchestra del Teatro alla Scala che nel 2022 ha suonato l'intera colonna sonora di Star Wars.
È il 1993 quando Steven Spielberg inizia a scrivere Jurassic Park e, ancora una volta, desidera John Williams come compositore. La sua idea fu quella di comporre una colonna sonora che ricordasse il senso di stupore e pericolo che un bambino proverebbe nell'ammirazione dei dinosauri. La fusione simbiotica tra le composizioni fluttuanti e le immagini di Spielberg dona subito sensazioni di maestosità ed epicità in cui lo spettatore viene, fin dall'inizio, preparato ad un'esperienza intensa e memorabile. La musica del film si basa su due temi principali, il primo è una melodia grandiosa e drammatica che accompagna le scene in cui i personaggi vedono per la prima volta i dinosauri, c'è un uso potente e ricco di archi che evoca lo stupore di vedere creature estinte tornare in vita. Il secondo tema "Journey to the island" è più drammatico e urgente, viene sviluppato da una tensione crescente dell'orchestra che accompagna l'elicottero mentre si avvicina all'isola di Isla Nublar suggerendo che l'avventura e il pericolo sono imminenti e che il sogno sta per trasformarsi in un incubo. Williams qui mette in campo la sua straordinaria abilità nell'utilizzare la dinamica, variazioni di intensità che accentuano i momenti di sorpresa e di tensione, senza mai risultare didascaliche o superflue. Ciò che mi affascina molto di queste melodie è la complessità strumentale e musicale che viene completamente trasformata in una grandissima accessibilità emotiva: le sensazioni che vengono suscitate sono chiare, limpide e immediate, rimandano istantaneamente a ciò che i protagonisti stanno vivendo all'interno del film nonostante siano strutturate con dei passaggi melodici per nulla banali o semplici.
"Sì, serve qualcuno più bravo di te, ma al momento sono tutti morti" questa è stata la risposta di Steven Spielberg all'iniziale rifiuto di Williams di comporre la musica per Schindler's List. Musica che fu affidata al violino di Itzhak Perlman che suonò una composizione essenziale ma profonda, delicata ma commovente ritenuta da molti l'opera migliore di John Williams, perché riesce ad instillare una goccia di umano nell'sconfinata tragedia di glaciale inumanità che il film mette in scena. È un componimento molto semplice, melodico, ma allo stesso tempo drammatico creato grazie al sapiente utilizzo della tonalità minore, di un tempo molto lento che si arricchisce sul finale di frasi veloci e fughe.
John Williams con il suono riesce ad accedere alla forma più primordiale delle emozioni del genere umano, dona veridicità al racconto e rende la musica protagonista così come lo sono le immagini. "Perché John Williams è quel suono che, senza saperlo, insegna cos'è la magia." Steven Spielberg.
MP