

Io non so granché su Chet Baker. So che è uno dei trombettisti jazz più popolari della generazione dopo Charlie Parker, quello che chiamano Bird, per intenderci, so che è bianco, che potrebbe sembrare un'informazione inutile e forse lo è, e da quanto ho capito attorno a lui si è creato l'immaginario di culto ormai posticcio e che piace molto al mercato di personaggio maledetto. Anche io sono stato un sedicenne che profumava di latte e anarchia, quindi anche io ho subito il fascino dei maledetti, da Rimbaud, Kerouac, De André, Modigliani, Morrison, anche se dei Doors in realtà conosco ancor meno che di Chet Baker, però, aldilà del mito quelli che ho citato penso comunque che siano grandi artisti, anche adesso che ho 20 anni e puzzo di sudore e basta (forse ancora latte, forse puzzerò per sempre di latte). Da quello che so Chet Baker è stato molto maledetto, ha avuto dei seri problemi con l'eroina, si faceva quotidianamente e per un periodo non riusciva a suonare in concerto se non era strafatto, poi dovrebbe aver perso gli incisivi per un pestaggio subito per debiti di droga, evento che gli ha impedito a lungo di suonare, di guadagnare e quindi anche di comprare l'eroina, mi sembra, e si stava anche disintossicando ma poi ci è ricascato. Ma tutto quello che so è influenzato da un biopic piuttosto brutto (come d'altronde quasi tutti i biopic che ho visto) che ho guardato un bel po' di anni fa, forse ero a Parigi, forse invece ero a casa mia. Mi ricordo che per un periodo ho pensato che Chet Baker avesse la faccia molto simile all'attore che lo interpretava, poi ho visto una foto del vero Chet Baker e ho pensato che per la prima volta un uomo veramente esistito veniva interpretato da un attore più brutto di lui, di solito invece è il contrario, vengono scelti sempre attori più belli.
Nel film si faceva, mi sembra di ricordare, un ritratto di Chet Baker veramente molto maledetto e io ho pensato, avrò avuto 18 anni quando l'ho visto, ho pensato che Chet Baker sarebbe diventato il mio trombettista preferito, anche senza ascoltare le sue cose, solo per il fatto che la sua biografia mi affascinava incredibilmente, anche se poi informandomi ho scoperto che il novanta percento dei musicisti jazz sono stati parecchio maledetti. Forse una delle cose che ho saputo fare meglio nel corso della mia vita è stata trovare degli idoli per me, in carne e ossa, di carta, o di musica, sempre qualche idolo che indicasse la strada giusta. Forse adesso sto proprio vivendo la fase che non chiamerò crepuscolo degli idoli ma che è proprio quella fase lì, quindi mi piace ricordarmi di Chet Baker, tra gli altri, come se fossi cresciuto rispetto a loro, ma non a loro effettivamente artisti dicesi maledetti, solo all'immagine che di loro mi ero fatto quando ero più piccolo, come piccoli modellini che decoravano la mia lieve ed ingenua idea di mondo, che nel loro essere maledetti mi sembravano risolti, o perlomeno portatori di verità, non so per quale ragione.
Del biopic di cui non ricordo il titolo mi è rimasta stampata nella memoria l'immagine di Chet Baker che suona in spiaggia da solo e ho pensato che bella cosa che una tromba la puoi suonare in spiaggia, io strimpello il piano e da questo punto di vista è un bel problema, quindi ovviamente per la settimana successiva alla visione del film ero sicuro che avrei chiesto una tromba per il Natale seguente, mi ero anche segnato la marca di tromba che avrei voluto, già iniziavo a vestirmi con le magliette bianche come Chet Baker, e pensavo che avrei fatto una versione di My Funny Valentine di ottimo livello che forse avrei inciso con il titolo My Funny Chet, in onore al grande maestro Baker, che mi ha insegnato con i suoi soli che la musica altro non è che il rumore dell'esistenza.
Però non è andata così, penso che quel Natale alla fine mi sia arrivato un videogioco e qualche libro, forse delle calze per correre che adesso si sono bucate e quindi ho smesso di correre e forse addirittura una miniatura del Pensatore di Rodin perché avere delle opere d'arte in camera mi fa sentire meglio con me stesso, mi piace metterle in camera e farla diventare la stanza della persona che vorrei essere.
Un'altra cosa che mi ricordo del film è che ad un certo punto compare un personaggio che interpreta Rudy Van Gelder, il più importante recording engineer del jazz, che adesso che i miei interessi musicali sono virati anche su altra musica si sovrappone nella mia testa con Armand Van Helden, che è un Dj, quindi mi capita di ascoltare un set di Van Gelder, e pensare che A love supreme sia stato registrato da Van Helden, ma questo forse è ancora meno importante di tutte le cose poco importanti che ho scritto finora. Volevo dire che Rudy Van Gelder quando l'ho visto ho pensato per la prima volta che esistono delle persone, spesso legate ai maledetti di cui sopra, che sono degli ottimi tecnici e vengono ricordati per aver fatto funzionare gli artisti. Per essere stati come olio extravergine di oliva versato sull'ingranaggio di un orologio molto costoso. E poi ho pensato che senza l'orologio costoso, l'olio sarebbe solo dell'ottimo olio, non so se mi spiego. Ci sono i maledetti che piacciono al mercato e poi c'è l'olio che fa in modo che quella persona venga prima consegnata al mercato e poi alla storia, e poi alla storia dell'arte. E nessuno, penso, vuole diventare olio, tutti vogliono diventare maledetti, e forse anche l'olio quando era ancora un'oliva voleva essere John Coltrane, Miles Davis, o Chet Baker e poi è diventato Rudy Van Gelder. La prossima volta che condite l'insalata o ungete un meccanismo pensateci, all'olio.
Di quel biopic non ricordo altro, come succede alla maggior parte dei film non troppo belli, però dopo che l'ho visto ho effettivamente iniziato ad ascoltare qualcosa di Chet Baker, era una fase in cui ascoltavo quasi solo musica jazz, volevo suonare il pianoforte e vivere in una cabriolet, come dice Salmo nella canzone che usciva proprio in quel periodo. Gli artisti jazz non so bene come ascoltarli, quindi vado un po' a caso, ho messo l'ascolto shuffle, e i pezzi che mi piacevano li infilavo in una playlist che si chiamava Chet Baker e sono andato avanti così. Inutile dire la musica mi piaceva, e sul quadernetto con la copertina dorata che usavo all'epoca segnavo "Chet Baker, sfoghi lirici, poesia senza parole, decora il tempo con le vibrazioni di un modo di stare al mondo. Chopin nel jazz". Ero serissimo in quel periodo (Non penso di aver mai ascoltato più del chiaro di luna di Chopin, non so con quale presuntuoso intellettualismo mi sono spinto ad un tale ambizioso paragone. Chiedo scusa in ritardo).
Per la stessa ragione che mi spingeva ad apprezzare gli artisti maledetti, cioè la puzza di latte e anarchia, non ascoltavo mai gli album e i brani più popolari, (adesso che puzzo di sudore ascolto praticamente solo quelli) e quindi per un po' non ho ascoltato Chet Baker sings, l'album del 1956 in cui sono raccolte 14 tracce in cui il trombettista canta anche, ma quando finalmente l'ho ascoltato ho pensato che a volte certe cose sono molto note per un motivo. In generale il jazz cantato non mi faceva impazzire, lo consideravo un po' l'approdo pop della nobile musica jazz e ovviamente mi sbagliavo. C'era qualcosa nelle interpretazioni di Chet Baker che superava il concetto di Standard jazz, che superava il fatto che nessuno dei pezzi fosse scritto o composto da lui, che non si vedeva in una narrazione esplicita della vita di Chet Baker, come lo scarso biopic, o nella pagina di Wikipedia della sua biografia. Io penso che in quelle registrazioni Chet Baker dicesse anche, tra le tante altre cose, suonando la tromba e cantando dei testi scritti da altra gente, che doveva andare in bagno. In particolare ricordo questa sensazione con I've never been in love before e I fall in love too easily. Dal titolo si capisce, sono testi estremamente semplici, che tra l'altro sono addirittura in contrasto, non c'è coerenza a mettere questi due brani nello stesso disco, quindi se l'album è bello ci deve essere qualcosa che supera i testi e i brani in sé, che, ripeto non sono né stati scritti né composti da Chet Baker.

E a tal proposito ho avuto un'illuminazione, una domenica sera, ero nel solito megacircolo maxiculturale dove ogni tanto vado ad ascoltare jazz, ero seduto da un'ora e poco più su un cuscino peraltro scomodissimo a pochi centimetri di distanza dal trombettista, era un momento che avevo sete e mi facevano male le gambe ma non volevo cedere alla tentazione di uscire a fare una pausa, per una strana tendenza che ultimamente mi sta venendo a cercare di dare un valore di qualche tipo a certi momenti, a conferire una certa forma di ingenua sacralità a qualcosa, così, solo per pensare di fare qualcosa di importante ogni tanto, qualcosa che forse compensa il (non) succitato crepuscolo degli idoli. Un trombettista stava facendo un solo ed era squillante, virtuoso, mi piaceva, esaltava, bebop, veloce mi gonfiava, e pensavo intanto a Chet Baker, tranquillo, seduto lento, semplice, forse puro? che suona e canta delle ballad e poi ripenso alla spettacolo a cui sto assistendo vibrato, non vibrato, si riaccende, suonano Four di Miles Davis e di nuovo Chet Baker sulla spiaggia che cammina e reimpara a suonare la tromba, e di nuovo la domenica sera a Milano il batterista ad occhi chiusi cerca di tenere tutto insieme, e Chet Baker che canticchia senza un dente in quel video in bianco e nero che mi è capitato di vedere, sembrava triste. Due anni dopo è caduto da un balcone, forse suicida, forse solo troppo drogato. Il pianista che abilmente accompagna sostiene la tromba ma c'è una cosa che tutto questo magnifica esaltazione non dice mai, si vergogna a dire, e per carità è giusto così, nessuno avrebbe piacere a lasciar trasparire questa cosa da un assolo di tromba, forse neanche Chet Baker vorrebbe. Non mi è mai passato per la mente che oltre la musica e oltre la melodia, quei musicisti dovessero andare in bagno.
Con Chet Baker invece non mi esalto, non applaudo (sarebbe strano applaudire per strada con della musica nelle cuffie) ma forse il bello, in particolare di Chet Baker sings, è che l'intimità è tale che mi viene in mente che anche lui deve andare in bagno, anche se è morto parecchi anni fa non canta nella mia lingua e la registrazioni risale a più di settant'anni fa.
Morale: in qualche modo Chet Baker non canta più ma va ancora in bagno.