Olivia Sellerio

Tra le pieghe di una delle ultime stagioni de "Il Commissario Montalbano" e de "Il Giovane Commissario Montalbano" c'è un piccolo gioiello, nascosto in bella vista; manifesta i suoi fulgori, pur per pochi minuti, all'inizio e alla fine di ogni puntata, non si lascia mai vedere, soltanto si fa sentire.

Sdraiato sul divano un lunedì sera, mezzo addormentato, stordito dall'ennesima replica di una puntata che ormai sapevo a memoria, una voce ignota, mai sentita prima, bruscamente mi ha risvegliato dal sano sopore montalbanesco in cui ero (in)colpevolmente caduto: quella voce era Olivia Sellerio.

Mi si perdoni il tono dell'epica posticcia ma se non proprio simile a quella di Saulo di Tarso sulla via di Damasco, poco ci è mancato che la mia folgorazione lo fosse.

E il cognome, Sellerio, è proprio il cognome a cui state pensando, quello che dà nome alla casa editrice che tra il 1994 con "La forma dell'acqua" e il 2020 con "Riccardino" ha pubblicato tutti i romanzi dell'arcinoto Commissario scritti dal fu e compianto Andrea Camilleri.

Si noti di passaggio: Camilleri, accanito fumatore, ha dichiarato di consumare circa tre pacchetti di sigarette al giorno dall'età di quindici anni. Non è lecito dire che ha vissuto troppo, ma forse lo è dire che ha vissuto abbastanza. Sempre insieme quindi, compagnucci di strada fino alla fine e nel caso specifico si potrebbe dire ben oltre il canonico "finché morte non vi separi", perché il legame tra la casa editrice di Palermo e lo scrittore di Porto Empedocle è così forte da continuare anche oltre la morte di lui con stremanti ripubblicazioni, nuove raccolte ed ennesime nuove edizioni.

Olivia Sellerio

La risposta quindi è sì; Olivia Sellerio è la figlia di Elvira Giorgianni in Sellerio ed Enzo e ora che i genitori sono morti è anche presidentessa dell'omonima casa editrice. Allo stesso tempo però è cantautrice, compositrice e strumentista; quindi quale persona più adatta di lei per la colonna sonora del "giovane" e del vecchio "Montalbano"?

Ma al di là della retorica del "e di chi è figlia lei e di chi è figlio lui" rimane un fatto incontestabile di cui anche i più caparbi analfabeti musicali, categoria alla quale a pieni voti appartengo, hanno modo di accorgersi e questo fatto, come dicevo, è la sua voce.

È difficile descrivere una voce e me ne accorgo ora provando a farlo con quella della Sellerio. È un po' come provare a far capire ad un altro il sapore di un cibo che non ha mai provato.

Mi piacerebbe per descriverla fare un po' come fa Paolo Conte nelle sue canzoni che parte da lontano ma così lontano che uno si chiede "questo dove cazzo vuole andare a parare" e poi puntualmente, nel giro di due versi, ti ritrovi a tanto così da dove voleva andare a finire e non sai bene come. Ma non sono Paolo Conte, questo è evidente.

Posso dire che la voce della Sellerio è struggente e mi suggerisce Treccani: "detto di sentimento, passione e sim., che è intenso, tormentoso e dolce nello stesso tempo". Ed è vero, dolce, tormentosa e assieme intensa è questa voce ma c'è anche dell'altro che un aggettivo non basta a cogliere. E forse è proprio nel senso di questo verbo che va ricercato il centro, il nervo.

È qualcosa che non sai di avere, un grumo rappreso da qualche parte tra "l'aorta e l'intenzione" oppure tra "il grugno e la ghiandola pineale", un nodo che forse impropriamente si potrebbe chiamare nostalgia ma di cosa non è lecito sapere. Ed ecco, Sellerio quella nostalgia la scioglie in canto.

E tutto questo nei titoli di testa e di coda dei due "Commissari", quello vecchio e quello giovane; non mi si venga ora a dire che la Rai sforna merce di infima lega culturale; offre, se sapete ben guardare, spunti che suscitano considerazione di meta-psicologia spiccia, di quella a buon mercato, da pescatore sudato della Vucciria che ciarla con l'allegra comare in zoccoli di legno e sporta millenaria in tela consunta. Vi pare poco?

F.S.